
Oggi non è sufficiente che un vino sia gradevole al gusto, vogliamo sapere chi lo produce e la sua storia, dove, con quali tecniche e vitigni, in quale materiale viene fatto maturare. Vogliamo immaginarci di bere quel calice nel territorio in cui è nato, magari proprio in compagnia di chi lo ha concepito.
Vogliamo chiudere gli occhi e pensare al microclima di quelle terre, quasi toccare con le mani il suolo in cui le vigne affondano le radici. Respirare le tradizioni, conoscere gli usi, costumi e l’arte di quelle zone.
Per avere successo un vino deve emozionare, deve essere raccontato.
Il vino parla. Lo sanno tutti. Guardati in giro. Chiedilo all’indovino all’angolo della strada, all’ospite che non è stato invitato alla festa di nozze, allo scemo del villaggio. Parla. È un ventriloquo. Ha un milione di voci. Scioglie la lingua, svela segreti che non avresti mai dovuto raccontare, segreti che non sapevi nemmeno di conoscere. Grida, declama, sussurra.
“Nessun risultato sarebbe stato possibile se non avessi utilizzato grande impegno e avuto la fortuna di aver incontrato assoluti maestri lungo il mio cammino”